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Festival-della-Fotografia-Etica

Si è da poco concluso il Festival della Fotografia Etica di Lodi
(24 - 27 ottobre 2013).

Un Festival che con questa sua 4a edizione conferma in modo evidente il proprio carattere e si impone per la chiarezza del discorso che intende fare sulla fotografia.Ne approfittiamo per porre l’attenzione su dei tratti che ci sembrano specifici di questo festival: ci interessa farlo perché crediamo che l’incontro tra chi produce cultura della fotografia e chi ne fruisce debba avvenire in un terreno che necessita chiarezza, negli intenti e nella proposta. Caratteristiche che Il Festival della Fotografia Etica ha dimostrato di avere.Il Festival nasce per la volontà di dedicare particolare attenzione ai reportage commissionati dalle ONG, ed all’interazione tra i fotografi e le stesse. In seguito, mantenendo una sezione dedicata a questo specifico rapporto, sviluppa un’attenzione alle tematiche socialmente sensibili e all’esplorazione di territori socio culturali emergenti.
In quest’ottica, ci sono sembrate particolarmente significativi i lavori “The violation of Eden” di Brent Stirton e “Fever - The Awakening of European Fascism” di Paolo Marchetti, presentati in questa edizione.
Il lavoro di Stirton si impone per la capacità dell’autore di costruire una narrazione articolata, capace di innescare domande sul complesso rapporto tra la conservazione dell’habitat e della fauna selvaggia e le legittime necessità delle popolazioni locali, così come sulle devastazioni compiute dall’uomo per soddisfare l’avidità di lobby economiche o legate a profonde differenze culturali.
Il reportage di Marchetti si presenta come un lavoro di ampio respiro e di grande forza narrativa. Partendo dall’esplorazione del sentimento della rabbia, Marchetti per 5 anni segue la vita quotidiana di diversi appartenenti a gruppi della destra fascista europea.
Un lavoro che unisce l’analisi politica all’utilizzo di un linguaggio visivo che è insieme intimo e informativo: perché ci mette in relazione empatica con le persone, e perché ricostruisce la geografia simbolica e culturale dei gruppi fascisti.

Il Festival della Fotografia Etica si concentra sulla figura del fotografo e al suo lavoro, e noi di Phom sentiamo particolarmente vicino quest’aspetto. Gli organizzatori del festival chiedono ai fotografi di essere sempre presenti per la presentazione della mostra e dei loro lavori. Una pratica che, lontana da banali autocelebrazioni, conferisce all’incontro con i fotografi il sapore della scoperta del loro modo di lavorare, della loro etica e dei loro risultati.Il costante investimento nel premio World.Report Award, che riscuote un sempre crescente successo e che da quest’anno assume una dimensione veramente internazionale, per numero di partecipanti e provenienza. Abbiamo giudicato inoltre significative le scelte dei premiati in questa edizione, così diverse tra loro, a testimoniare come il reportage sia oggi rappresentato da un ampio spettro di stili e di approcci. Vincitore del Master Award è stato il torinese Fabio Bucciarelli con il suo reportage da Aleppo “Battle to Death”, mentre Liz Hingley con “The Jones Family” vince lo Spot Light Award, un intimo reportage all’interno di una famiglia colpita dalla crisi economica.

Un ulteriore elemento che riteniamo particolarmente interessante è il modello organizzativo che fa funzionare il Festival, interamente basato sulla forza del volontariato di persone che da vent’anni animano l’associazione Progetto Immagine.
Spesso trascurato per svariati motivi, il tema dell’organizzazione dei festival potrebbe e dovrebbe godere di un’attenzione diversa.

A Lodi, ma anche in altri luoghi, questo aspetto è parte della felice alchimia che fa crescere il festival. Conoscendo bene cosa significa fare volontariato culturale continuiamo a chiederci come far pesare maggiormente il valore prodotto da questa forza, che è la disponibilità delle persone a mettersi in gioco in prima persona. Ed è soprattutto, uno dei modi per produrre dal basso cultura e bene comune. Rimarrà un valore circoscritto all’interno delle relazioni di reciproca soddisfazione che si instaurano - ad esempio tra organizzatori e pubblico - o ci può essere qualcosa di più? Crediamo che sia ora di capirlo, anche nel campo della fotografia.

Marco Benna

 

 

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