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Nasce CartaBianca, uno spazio editoriale in cui chiediamo ai fotografi di scegliere e raccontarci una loro immagine: come è nata? Che cosa rappresenta nel tuo lavoro? Che processo c'è stato per la sua realizzazione? C'è una storia dietro?
I fotografi rispondono come preferiscono, non c'è un format di risposta predefinito ma solo la libertà di farlo secondo il proprio personale modo di raccontare.
È questa la cosa bella, e così
bianca, appunto. 

Il progetto nasce da un'idea di Vanessa Vettorello e Mariateresa dell'Aquila, e Ilaria Di Biagio è la nostra terza ospite.

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La fotografia scelta

L’immagine è parte del progetto “Homer in the Baltic | Chronicles from the Northern Seas”, che​ ​s​to portando avanti dal 2017 in Nord Europa. Trae spunto dalla teoria di Felice Vinci secondo cui​ ​l'Iliade e l'Odissea non sarebbero epiche ambientate nel Mediterraneo bensì una​ testimonianza dell’età del bronzo nordica, avvenuta nel Baltico mille anni prima. Racconto che poi, tramite la tradizione orale, è giunto fino a noi nella forma che conosciamo.

Nello scatto che ho scelto mi trovavo in Lapponia, a Pyhä (in finlandese significa sacro), località che secondo Vinci corrisponde all’Olimpo. La mia amica Iida, ho scoperto mentre ero sua ospite ad Helsinki, ha​ ​la summer house proprio davanti al possibile Monte Sacro. Abbiamo così trascorso la settimana​ ​successiva 1​.​000Km più a nord, a ciaspolare ed avventurarci nell’inverno finlandese immaginando​ ​gli dei dell’Olimpo.

Questa fotografia, in medio formato analogico, è stata una delle prime scattate​ ​per il progetto ed è stata indicativa per capire e sperimentare il linguaggio da utilizzare, tra realtà e​ ​illusione.

Pyhä-Luosto, Lapponia. 2017. L'area montuosa di Pyhä, Lapponia. La montagna più alta è 500 m s.l.m., e nonostante la sua modesta altitudine è tra le vette di tutto il territorio finlandese.


In un periodo storico in cui non possiamo assecondare i nostri desideri, mi piace sognare la tranquillità mista ad emozione di quando mi trovavo in quella coltre di neve.




La ricerca, il viaggio, la memoria

I libri su cui Ilaria ha fatto le ricerche per il suo progetto



Non appena mi sono interessata alla teoria ho contattato il suo autore, Felice Vinci, che si è dimostrato entusiasta di aiutarmi nella ricerca. Inoltre mia mamma, che era docente di Geografia Storica del Mondo Antico, mi ha lasciato in eredità non soltanto libri preziosissimi al riguardo ma anche una cerchia di colleghi a cui ho scritto per confrontarmi sullo spinoso tema.


Ritratto di Felice Vinci


Sin dall’inizio dei miei studi sulla tesi di Vinci ho riscontrato una grande curiosità tra i miei amici ogni volta che li aggiornavo sulle “scoperte” che via via andavo facendo.

Alla partenza del primo viaggio è venuto quindi spontaneo creare un gruppo Whatsapp in cui, tra esplorazioni alla ricerca dell’età del bronzo nordica e incontri che spesso avevano poco di casuale, racconto la genesi del lavoro, la mia odissea attraverso le terre iperboree.




Da sempre tengo nota della vita vissuta: sono felicemente ossessionata dalla memoria, dal tenerla viva e piena di ricordi. Facilmente, è anche uno dei motivi per cui sono fotografa.




Scansioni del taccuino di appunti che Ilaria ha ricreato in inglese (per essere esposto durante una mostra in Texas), sulla falsariga di quello fatto durante i viaggi.



Con gli anni questi diari, da cronache giornaliere sono diventati quasi dei moodboard, dove appunto informazioni e colleziono tutto quello che trovo in viaggio. Se mi muovo in macchina (come è accaduto per la maggior parte di queste avventure baltiche - tanto che nella prima quarantena mi sono decisa a camperizzarla), porto con me una piccola stampante, sia per il flusso di lavoro che per fare piccoli regali quando spesso qualcuno mi ospita e accumulo materiale di ogni tipo. Rientro sempre in Italia con il bagagliaio pieno di foglie, pezzi di legno e sassi trovati nelle varie esplorazioni, che spero in un prossimo futuro mi tornino utili per un libro su queste odissee nordiche.


Fino ad ora ho seguito le tracce di Ulisse dalle Isole Faroe alle coste della Norvegia, ad un’isola sacra estone, passando per tutta la penisola scandinava.

La mappa dei luoghi visitati da Ilaria durante il suo viaggio



Mi piace lavorare connettendo vari ambiti, e qui la letteratura si mescola con l’archeologia, la storia, la geografia, l’antropologia...


Sono interessata ad indagare artisticamente un punto di vista diverso della storia: non pretendo né di confermare né di confutare la tesi. L'Iliade e l'Odissea inoltre narrano storie tuttora attuali: l'eterno peregrinare dell'umanità, la curiosità della scoperta, il dubbio e la perseveranza. La forza, le emozioni, la vita dei personaggi sono le nostre stesse vite.

In bilico tra realtà ed illusione, il lavoro ci porta nelle terre degli iperborei.

Ilaria - Foto di Iida Makikallio




Ilaria Di Biagio, gennaio 2021


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Ilaria Di Biagio (Firenze, 1984), fotografa, è cresciuta in una vecchia casa di campagna, dove vive tuttora. Studia Antropologia Visuale e Giornalismo d’Inchiesta a Roma, seguendo nel frattempo corsi di fotografia prima in Italia e poi in Danimarca, presso la Danish School of Media and Journalism (2011). È qui che focalizza la sua attenzione verso un’indagine artistica
più personale, lavorando a progetti che la coinvolgono da vicino. L’interesse verso il territorio e la sua antropizzazione le permette di utilizzare il mezzo fotografico come strumento di ricerca per indagare in profondità argomenti di cui vuole ampliare la conoscenza; memorie e radici del passato sono un tema comune nelle sue opere. Insieme a Pietro Vertamy, e proprio grazie a questa comune passione per l’esplorazione e le arti visive, nel 2015 crea “Around The Walk” laboratorio errante di indagine visuale che unisce progetti artistici e culturali alla mappatura di nuovi percorsi a piedi. Pubblica sulle maggiori testate nazionali ed ha esposto il suo lavoro in vari luoghi in Italia e all’estero. Nel 2020 è tra i vincitori del bando Refocus del Mibact.
www.ilariadibiagio.com

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