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L’uscita del volume Magnum Contact Sheets, nel 2011, venne accompagnata - giustamente - da frasi come “cosa c’è dietro le icone della fotografia”, “come i fotografi hanno fatto le loro scelte”, oppure in un’ottica quasi da backstage, “il lavoro del genio”. Così è stato per la mostra itinerante che ne è scaturita, e che ha ripreso il concept e le intenzioni del volume. Tutte definizioni corrette, puntuali, efficaci, per cercare di raccontare un’agenzia, immagini, e fotografi che hanno fatto la storia degli ultimi 70 anni.

La cosa su cui siamo tornati a riflettere, al tempo della fotografia ubiquitaria e immateriale, è che queste immagini ci raccontano storie che abbiamo già sentito - appartengono ormai al nostro immaginario - ma in un altro modo: assistiamo qui alla ricostruzione, seppur parziale, di parti del mondo, un mondo passato, che le icone avevano lasciato fuori campo.

Le immagini di Rene Burri, che fanno da locandina alla mostra, sono esplicite in tal senso: Ernesto “Che” Guevara, l’icona di un epoca e di un’idea, qui si stropiccia gli occhi, appare forse un po’ rilassato, come fosse al bar, mentre Lara Bergquist di Look - per noi interlocutrice invisibile - lo intervista: avvertiamo l’intromissione del quotidiano nel santino del “Che”.

Ancora, guardando i ragazzini che giocano tra le macerie di una Siviglia devastata di Henri Cartier-Bresson - quasi una premonizione di quello che sarebbe stato anni dopo - così scanzonati, poco o nulla interessati al fotografo, li vediamo ignari della portata che quelle immagini avebbero avuto sul nostro immaginario.

Questi contact sheets hanno anche il merito di ridurre leggermente la mitologia del fotografo come camera-hero, riportandolo a livelli più terreni, quasi colloquiali.
Spesso, solo dopo la review si crea l’icona: Erwitt si accorse poi visionando i provini di aver catturato quel bacio incorniciato nello specchietto retrovisore, che divenne uno dei suoi scatti più celebri.

Nei casi in cui invece la contingenza è soverchiante, come nelle immagini del D-day di Capa - potentissime - oppure del Maggio parigino di Barbey, o la presa dell’ambasciata americana a Teheran di Abbas, alcuni dettagli presenti negli scatti “esclusi” improvvisamente emergono, come tasselli mancanti: i cavalli di frisia nell’acqua gelida; la sigaretta di un dimostrante in boulevard Saint-Germain; le scale a pioli usate dai khomeinisti in rivolta...

Martine Franck, anche lei parte di Magnum e compagna di Cartier-Bresson, ammise di sentirsi quasi violata nel pubblicare i provini e, sapendo di mostrare qualcosa di molto intimo, correva il rischio di «rompere l’incantesimo, di distruggere un certo mistero».

Nonostante questa paura, l’incantesimo sembra qui rinnovato, e le icone sembrano avere adesso più tempo e più spazio intorno, guadagnando un’aura tutta terrena. Sappiamo che il Che ha bevuto il caffè quel pomeriggio, che i cingolati dei sovietici riempivano di polvere le strade di Praga, e che l’imbianchino della Tour Eiffel ha guardato in camera - almeno una volta. Nessun mistero, quindi, se quelle immagini adesso ci sembrano più vicine che mai.

 

Gabriele Magazzù

 

Magnum Contact Sheets

Forte di Bard - Bard (AO)

dal 21 giugno al 10 novembre 2013

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