Phom

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Chiara Luxardo è una fotografa italiana che vive a Yangon, Myanmar. Dopo gli studi in Economia frequenta la SOAS a Londra, e si avvicina alla fotografia, diventando assistente di Stefano De Luigi.
Le sue immagini, con le quali racconta spesso i mutamenti dell’Asia contemporanea, sono state esposte e pubblicate internazionalmente.

Chiara sarà il nostro ottavo #PhomTakeover! L’abbiamo incontrata, e le abbiamo rivolto alcune domande:

1) Vivere a Yangon ti permette di avere un osservatorio privilegiato sul Myanmar e sull'intera regione, e di raccontarla con le immagini. Quando e come hai deciso di trasferirti lì?

Sono appassionata di Oriente e in particolare del Sud Est Asiatico da tempo, da circa dieci anni gravito in quella zona per brevi soggiorni. Dopo aver compiuto un viaggio in Myanmar nel 2014, ho sentito d'istinto che era un posto dove mi sarebbe piaciuto fermarmi per qualche anno. Probabilmente era anche il momento giusto e sentivo l'esigenza di vivere in un luogo per immergermi completamente nella cultura ed andare più in profondità nelle storie. Otto mesi dopo il rientro dal viaggio sono partita e vivo a Yangon da Ottobre scorso.
Lo trovo un paese complesso ed affascinante. È molto interessante per me questo momento di transizione, in particolare osservando come il neoliberismo e l'occidentalizzazione stanno modificando sia nel bene che nel male cultura e costumi di un paese che è stato chiuso per cinquant'anni da una dittatura militare.
Su un piano più personale ne sono attratta per un discorso spirituale, per un mio interesse verso le filosofie e discipline orientali.

2) In MoscoWagon hai fotografato le persone più diverse che si trovano a condividere piccoli spazi per un lungo viaggio, in una regione particolare: ce ne vuoi parlare?

Mi hanno sempre affascinato i treni come mezzo di trasporto e quindi il concetto del lento viaggiare. Anni fa mi avevano colpito i racconti di Paul Theroux e Terzani su questo particolare tratto e questa filosofia di viaggio. L'idea quindi di percorrere 6000 km da Ulan Bator a Mosca, attraversando sei fusi orari e senza mai scendere dal treno appariva come una sfida che, se colta nel modo giusto, immaginavo potesse sorprendermi con interessanti scoperte introspettive e visive.
Il microcosmo degli scompartimenti del treno mi ha subito colpito. Come piccoli monolocali rivelavano il carattere dei loro abitanti, il disordine degli uni e la compostezza di altri, la pigrizia o la creatività di coppie, gruppi e famiglie.

3) Il tuo vissuto personale entra spesso dentro i tuoi progetti, come in Family Farm dove riprendi la memoria della tua famiglia, e in maniera più intima in Sayalay. Cosa vuol dire per te essere insieme autrice e parte di quello che stai raccontando?

Ho iniziato nell'ultimo anno a spostare i miei lavori verso un piano più personale e così facendo ho l'impressione che sia anche cambiato il mio approccio alla fotografia. Sono attratta dal linguaggio fotografico come pretesto per avere accesso a situazioni ed esplorare temi specifici, assieme all'esperienza vissuta. Credo anche nel suo potere in quanto mezzo di conoscenza di se stessi e lo vedo come un vero e proprio strumento psicanalitico. Immergendomi e partecipando alla storia oppure esplorando storie a me vicine sto trovando riscontri più interessanti.

4) Nel tuo account Instagram troviamo sia degli appunti visivi sia immagini dai tuoi lavori: che approccio hai - anche professionalmente - alle piattaforme social?

Uso Instagram come un diario. Non ho una vera e propria pianificazione, è un modo per me di condividere momenti, sensazioni e pensieri visivi. Mi piace pensarla come una piattaforma dove posso raccontare anche un po' della mia vita, una finestra più intima e personale dove posso giocare d'istinto con le fotografie. Anche se non con costanza cerco comunque di curare il più possibile ciò che pubblico e condivido.

5) Cosa posterai durante il nostro #PhomTakeover?

Mi sono fatta monaca per dieci giorni durante il Thingyan, anche chiamato water festival, la più grande festa buddista del paese. In questo periodo gran parte della popolazione festeggia per giorni in strada lanciando secchiate d'acqua come atto di purificazione verso i peccati precedenti, altri invece colgono l'occasione per dedicarsi alla spiritualità e ritirasi per un periodo in monastero. Lo si può fare come come Yogi, seguendo solo le meditazioni, oppure tramite una cerimonia celebrata da un Sangha di 5 monaci, e con il giuramento di dover osservare alcuni precetti si può diventare monaci o monache per un periodo.
Posterò delle immagini delle giornate passate in ritiro, delle mie compagne di avventura monacale e dei momenti condivisi in un monastero nei pressi di una piccola cittadina nello stato Shan.

 

Intervista a cura di Gabriele Magazzù

 

 

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