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È cominciata ieri la 64ma edizione dei Rencontres d’Arles, la prima della “nuova gestione” sotto Sam Stourdzé, nominato direttore in carica dopo ben 12 edizioni affidate a François Hebel. Il primo cambiamento visibile, forse, è l’assenza degli ormai celebri animali che ogni anno popolavano le affiche e la comunicazione del festival: al loro posto elaborazioni grafiche delle foto in mostra, divise per le sezioni del festival.
Sempre ricchissimo di stimoli, quest’anno il festival sarà più “compatto” (35 mostre contro le 50 dell’anno scorso), e votato come al solito all’ibridazione e alla commistione di generi, stili e pratiche fotografiche: ci sono due classici, Walker Evans e Stephen Shore (sezione Relecture); contaminazioni con architettura, musica e cinema (la sezione Résonances); distanze fotografiche, tra il Giappone e la terra del Fuoco (Je vous écris d’un Pays lointain); la nuova fotografia documentaria (Les plateformes du visible), con Woods e Galimberti, Majoli e Pellegrin, Natasha Caruana, tra gli altri; lo spazio dedicato alle collezioni (Étranges collectionneurs); nuovi autori selezionati da cinque curatori internazionali (Émergences). Ovviamente, ampio spazio all’editoria e al self-publishing, e a incontri ed eventi collaterali sparsi per la città.
Una edizione decisamente ancora in linea con l'identità creata nel decennio passato, ma da cui sicuramente ci aspettiamo qualche sorpresa.

Settimana di apertura dal 6 al 12 luglio, le mostre fino al 20 settembre.

Gabriele Magazzù

 

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