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Saul Leiter

Red Umbrella, 1960 © Saul Leiter Red Umbrella, 1960 © Saul Leiter

Saul Leiter è morto il 26 novembre, una settimana prima che compisse 90 anni.
Se non avesse lasciato la scuola talmudica di Cleveland nel 1946, la sua vita sarebbe stata probabilmente diversa, o magari non così diversa da come possiamo immaginare. C’è da scommettere però che sarebbe stata diversa la nostra percezione del colore, e l’immagine di una New York insieme livida e candida di neve, come mai le "cartoline" dei film hollywoodiani avrebbero permesso di vedere, negli anni ’50 almeno.
È sempre rimasto un espressionista astratto come i suoi amici della Tanager Gallery, dove pure espose, che riversava su pellicola i suoi impasti di colore, così come continuava a fare con l’acquerello e la tempera, e che disegnava trame fitte e dettagli imprevisti con il bianco e nero, incredibilmente complementare.
Foschia, rifrazioni, condensa, neve. Un’umanità sempre in transito in una metropoli sdrucita, caotica, lontana dal luccichio di Times Square, e magnificamente frammentata in un collage di insegne, semafori, taxi, specchi, vetri. E ombrelli.
Con il bianco e nero il dettaglio si fa più intimo, ancor più “rubato” se possibile: alla condensa sui vetri dei diner della 10ma East, da dietro i quali catturava ombre e gesti mai più ripetibili, Leiter unisce una giungla di ringhiere semafori e pali della luce, dietro cui si nascondeva, a volte.
Di Saul rimangono le sue foto ed i suoi quadri, realizzati durante una vita defilata e semplice. Lo si associa sempre agli eroi della nascita della street photography, anche se forse - azzardiamo noi - avrebbe preferito essere associato a Bonnard o a Delaunay...Gabriele MagazzùSegnaliamo il documentario di Tomas Leach “In No Great Hurry”, bel ritratto a tutto tondo realizzato nel 2012, e le sue immagini alla Howard Greenberg Gallery di New York.
Gabriele Magazzù

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