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Tre anni fa, la morte improvvisa dei fotografi Tim Hetherington e Chris Hondros per le strade di Misurata scosse il mondo del fotogiornalismo.

Il giornalista e documentarista Sebastian Junger ha voluto raccontare la vita e il percorso professionale e personale dell’amico e collega Hetherington nel suo documentario Tim Hetherington: dalla linea del fronte (qui il trailer), in uscita nelle sale il 3 Aprile, distribuito da I Wonder Pictures.

Un pubblico più vasto, rispetto a quello dei reportage, aveva avuto modo di conoscere Hetherington dopo la nomination agli Oscar per Restrepo, il documentario da lui realizzato proprio con Junger registrando per un anno intero la quotidianità di un plotone dell’esercito USA di stanza nella Korengal Valley, in Afghanistan.

Quello che il pubblico non poteva conoscere però, era che tipo di persona fosse, questo ragazzo inglese altissimo che ovunque andava si mescolava alle persone con semplicità e immediatezza. Quello che cerca di fare Junger con questo film è proprio questo: restituire il ritratto di una persona particolare, con un lavoro particolare che svolgeva – ovviamente – in modo tutto suo.

Tim Hetherington non era un fotografo di guerra. O meglio, lo era ma non desiderava esserlo. Quello che più gli interessava era raccontare le storie di quegli esseri umani che si trovano in situazioni estreme come la guerra, che non hanno il pieno controllo delle proprie vite, o che queste vite hanno subìto. Scattava quasi sempre con il medio formato, strumento inadatto alla rapidità della guerra, ma intimo e pregnante, con cui catturava ritratti indimenticabili per la loro profondità.

E poi sempre con la videocamera accesa, contraltare dinamico alle sue Hasselblad e Rolleiflex, era capace di cogliere le storie mentre accadevano, con un punto di vista ancora più simile se possibile a quello delle persone che gli stavano accanto.

Il suo insegnante di fotografia racconta nel documentario come considerasse Tim il suo studente “moderno”, primo tra tutti ad avvicinarsi e a produrre multimediali: rendeva video le sue foto e faceva riprese insieme agli scatti.

Semplice nella forma, compatto nell’uso dei materiali e delle interviste, il ritratto che viene fuori da Tim Hetherington: dalla linea del fronte, è quello di un grande fotografo umanista, una persona semplice e trasparente, fuori dagli schemi del giornalismo di guerra e dalla sua capacità di divorare la storia, morto mentre faceva quello che sapeva fare meglio: raccontare le storie dietro alle persone.

Nella foto: Sebastian Junger (sinistra) e Tim Hetherington (destra) all'avamposto di Restrepo nella Korengal Valley, Afghanistan. © Tim Hetherington

 

Gabriele Magazzù

 

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