Phom

Lo scorso 5 dicembre abbiamo incontrato Achille Filipponi, co-fondatore di Yard Press ed autore egli stesso, nonché editor di Archivio Magazine e docente. Yard Press è una realtà molto particolare nell’editoria fotografica: nata nel 2014, si è fatta conoscere per le sue pubblicazioni che intrecciano la fotografia contemporanea, gli archivi e le sottoculture urbane (e musicali) che hanno attraversato gli ultimi decenni.

 

 

Phom incontra Yard Press: Achille Filipponi, Marco Marucci, Gabriele Magazzù.
Phom incontra Yard Press: Achille Filipponi, Marco Marucci, Gabriele Magazzù.

Phom incontra Yard Press: Achille Filipponi, Marco Marucci, Gabriele Magazzù.

Antonio Syxty, Syxty Sorriso & Altre Storie. © Yard Press
Antonio Syxty, Syxty Sorriso & Altre Storie. © Yard Press

Antonio Syxty, Syxty Sorriso & Altre Storie. © Yard Press

Fabrizio Carbone, 7 W 84th Street - NYC 1972. © Yard Press
Fabrizio Carbone, 7 W 84th Street - NYC 1972. © Yard Press

Fabrizio Carbone, 7 W 84th Street - NYC 1972. © Yard Press

Antonio Amato, Genova 1981 - 1983. © Yard Press
Antonio Amato, Genova 1981 - 1983. © Yard Press

Antonio Amato, Genova 1981 - 1983. © Yard Press

Fabio Sgroi, Palermo 1984 - 1986, Early works. © Yard Press
Fabio Sgroi, Palermo 1984 - 1986, Early works. © Yard Press

Fabio Sgroi, Palermo 1984 - 1986, Early works. © Yard Press

 

Fin dal suo esordio Yard Press è apparsa come un soggetto anomalo nell’editoria italiana: le prime uscite sono state Ceremony e Dark Portraits, una antologia dalla scena della street art romana degli anni ’90 la prima, ed il primo libro di Dino Ignani la seconda, ritratti dei “dark” romani a metà degli anni ’80. Il legame con le sottoculture musicali è quindi esplicito, e non solo: Yard Press pubblica dei dischi, Stone Tape della storica band britannica dei Telescopes è stato il primo, Sparkling Matter di Matteo Nasini l’ultimo.

Anche il non essere identificati unicamente come casa discografica o casa editrice fa parte dell’idea alla base di Yard Press. Ma la cosa che più colpisce è l’approccio ai materiali che vengono pubblicati: seppur accomunati da temi e “attitudini” menzionati sopra, tutti sembrano essere figli di una forma archetipica: l’archivio.
Un archivio asistematico, i cui materiali vengono utilizzati in una delle forme possibili. Filipponi ci dice che quasi nessuno dei lavori pubblicati è nato da una progettualità precisa: che fosse il lavoro di un fotografo o meno, nessuno di questi è nato come un progetto fotografico, pianificato, organizzato, sviluppato come tale.
E, neppure tanto paradossalmente, l’assenza di progettualità esplicita diventa la forza di queste pubblicazioni: prendiamo l’America catturata all’incrocio di poche strade nelle immagini di Fabrizio Carbone in 7 W 84th Street—NYC 1972, le foto personali di un non-fotografo, pochi rullini di immagini vivide di chi l’America l’ha sognata e poi ripudiata.
Oppure la non-trilogia che unisce Genova, Napoli e Palermo, tre diversi libri sull’underground punk di Antonio Amato, Toty Ruggieri e Fabio Sgroi, che praticamente negli stessi anni fotografavano amici, vagabondaggi e concerti, in un irripetibile miscuglio di globalità e provincialismo.

O il libro «di un solo giorno» di Alessandro Rizzi, Sculptures, le immagini deturpate di Brad Feuerhelm, o ancora Itaca di Gabriele Rossi, anche questo un archivio “sabotato”.

Filipponi ci racconta anche di un certo fastidio per la fotografia italiana “classica”, quella del realismo, del reportage, e in generale di un contenuto esplicito, sociale o meno che sia, spesso contenitore buono per tutto.

Anche da questo distacco nasce Yard Press, insieme alla sua natura “sperimentale”, non tanto nella forma – o non soltanto almeno – ma proprio nella concezione dell’immagine fotografica. Come dicevamo all’inizio, un percorso particolare, anche visto dall’interno del panorama italiano.

Ci siamo congedati augurandoci che avventure come quelle di Yard Press possano avere sempre più spazio all’interno dell’editoria indipendente, che nella diversità e nella capacità di visioni “eccentriche” ha i suoi punti di forza.

Phom incontra Yard Press è stato ospitato dalla Libreria Bardotto, a Torino.

     Gabriele Magazzù

 

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