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Bartolomeo Rossi è un giovane fotografo freelance che vive a Udine. Ha studiato Scienze e tecnologie multimediali all’università e coltivato la fotografia da autodidatta. Ha realizzato alcune mostre personali e continua la sua formazione fotografica frequentando numerosi corsi e workshop.
Bartolomeo sarà il nostro undicesimo #PhomTakeover! Gli abbiamo rivolto alcune domande:

 

1) Descrivi l’Islanda come la tua seconda casa, e di recente vi sei stato per un workshop con Giovanni Marrozzini. Cosa vuoi restituire di quei luoghi con la tua fotografia?

Il nord è sempre stato la meta più ambita dei miei viaggi, e l’Islanda era naturalmente in cima alla lista delle destinazioni che volevo raggiungere il prima possibile.
Ho avuto la fortuna di visitarla, per il momento, due volte. La prima nel 2015 quando ho compiuto il classico giro della ring road con una jeep, una tenda e una amico. La seconda quest’estate, seguendo un workshop con Giovanni Marrozzini, visitando tutta la parte dei fiordi occidentali che considero la parte più vera dell’isola, quella con meno turisti e dove si ha la possibilità di entrare in contatto oltre che con la natura, con gli abitanti locali.
Cosa voglio restituire di quei luoghi? Mi è sempre difficile parlare di Islanda ed è per questo che ho lasciato questa domanda per ultima, perché sapevo che necessitava più tempo rispetto alle altre.
E’ una terra assurda, fatta di contrasti, di ghiaccio e di lava, di poche persone ma di tanti turisti; l’Islanda non chiede il permesso, semplicemente è quello che è, senza fronzoli o inganni. E’ un paese dove gli abitanti credono fortemente nell’esistenza di folletti e di creature magiche e tutto questo si percepisce appena si mette piede su quest’isola: l’Islanda non è solo ciò che si vede con gli occhi ma molto di più.
E’ difficile restituire fotograficamente qualcosa che sia ben definito e “giusto”. Ovviamente ci sono i paesaggi, ma se mi limitassi a quelli non sarei corretto nei confronti dell’Islanda. Se pensiamo solo al lago Jökulsárlón, il lago glaciale dove si possono vedere gli iceberg, questo cambia aspetto ogni giorno. Perché ogni giorno gli iceberg hanno una forma e una grandezza diversa. Quindi per restituire qualcosa che sia fedele alla bellezza del luogo dovrei fare una foto ogni giorno, fino allo scioglimento totale del ghiacciaio che sovrasta il lago. Questo per me è già qualcosa di magico: un luogo che è sempre lì ma che ogni giorno è diverso.
Penso sia questo che voglio cercare di raccontare: che non è possibile restituire la bellezza che si vede. Posso darne una mia interpretazione e una mia visone, certo, ma è una terra che va vista dal vivo, non tramite fotografie, tanto meno con le mie.
Sono lì e mi fa piacere che vengano apprezzate, ma a volte mi chiedo se siano all’altezza del luogo in cui sono state scattate.

 

2) Parliamo del tuo interesse per il circo: quando hai deciso di fotografare quel mondo?

Non è stata una decisione consapevole: sono entrato in contatto con il mondo del circo grazie ad un’associazione della mia città (Circo all’inCirca) e come tutti gli incontri più belli è stato del tutto naturale. Ho iniziato a fotografare i loro spettacoli e, dopo essere entrato a far parte io stesso dell’associazione, oggi li seguo in tutte le attività, in Italia e all’estero. Quando parlo di circo mi riferisco a quello contemporaneo, quindi un mondo lontanissimo dall’immaginario del circo classico, quello dei tendoni delle grandi famiglie circensi e dei leoni ammaestrati.
Il circo contemporaneo è più vicino al mondo del teatro, è molto poetico ma richiede una preparazione fisica e artistica di altissimo livello.
Fotografarlo permette di entrare in contatto con situazioni irreali, personaggi fantastici e gesti atletici incredibili. Tutto questo rappresenta per me uno stimolo artistico non indifferente, che si trasforma poi in fotografia. Ovviamente a sostegno della foto c’è una grande passione personale per questo mondo, che è nata ed è cresciuta pian piano con il passare degli anni.
Ad oggi ho avuto la fortuna di seguire per qualche giorno la compagnia dei Magda Clan, una delle compagnie più importanti in Italia, e di curare la parte fotografica del festival Brocante, uno dei meeting di circo contemporaneo più importanti in Europa: per una settimana circensi provenienti da tutto il mondo si ritrovano per creare e dare vita a spettacoli che poi vengono portati nei piccoli paesini di Poffabro, Casasola e Frisanco (in provincia di Pordenone) e presentati al pubblico locale e non.
È stata un’esperienza magica, per una settimana ho vissuto in campeggio circondato solo da montagne, da circo e da bellissime persone: un paradiso.

 

3) Neighborhood è un tuo lavoro - ancora in progress - incentrato sulle periferie di città diverse. Ce ne vuoi parlare?

Neighborhood non so bene cosa sia di preciso, sta prendendo forma in questi mesi. Penso comunque che sia una risposta al mio bisogno di allontanarmi dal rumore.
Quando sono nella mia città, questo si trasforma in continui vagabondaggi sulle montagne; quando mi trovo in altre città, specialmente se sono delle metropoli, questo bisogno si traduce nella periferia e allora mi ritrovo a girovagare per i quartieri più esterni ma che io trovo bellissimi.
La periferia rappresenta per me il lato oscuro ma forse più sincero della città, quello che poi permette alla città stessa di avere un sua identità ben precisa. Questo per me è motivo di interesse fotografico: ho bisogno di scoprire cosa succede nei quartieri meno interessati dal turismo, quelli dove si consuma la vita cittadina nella sua totalità e cercare di documentarlo attraverso la macchina fotografica.
È
un lavoro che comunque andrà avanti per molto tempo, probabilmente non finirà fino a quando non smetterò di viaggiare.

 

4) Qual è il rapporto con la tua terra di origine? Hai intenzione di svilupparlo in un progetto fotografico?

Amo la mia terra d’origine. Per molti il Friuli è una prigione, per me è libertà di sentirmi ed esprimermi come meglio credo, senza bisogno di raccontare bugie.
Sono molto legato alla mia città, ma ancora di più alle montagne e alla Carnia, la zona che nasconde i segreti più belli di questa regione. Proprio alla Carnia sto dedicando il mio ultimo lavoro, Quattro Anime, che risponde alla mia volontà di raccontare le storie di chi, a fronte di un lento ma inesorabile spopolamento, sceglie di continuare a vivere, lavorare e costruire una famiglia nei piccoli paesi di montagna. Ho fatto un piccolo censimento di tutte le frazioni carniche (scoprendo storie incredibili) e ora sto visitando ogni settimana quelle meno popolose, con la volontà di entrare in contatto con gli abitanti del posto. Ho già avuto degli incontri bellissimi e la fortuna di poter ascoltare storie fantastiche, che ora mi porto dietro come piccoli cimeli.
Non è per me facile, anzi rappresenta per me il primo progetto di questo genere; di solito non mi rapporto con le persone in maniera così diretta, quindi non so bene come sarà il risultato finale. Sono sicuro però che a discapito del risultato fotografico, le storie e le persone che riuscirò ad incontrare saranno per me già motivo di felicità: se ci saranno poi anche delle buone foto, meglio ancora.

 

5) Infine: cosa posterai per noi durante questo #PhomTakeover?

Durante questa settimana vi porto con me in giro per l’Europa e per le scuole di circo: si parte il 26 Novembre alla volta di Praga, poi Rotterdam e infine Bruxelles. Sto cercando di entrare in contatto con le più grandi scuole europee dove si insegna il circo contemporaneo, per raccogliere le storie dei ragazzi che decidono di intraprendere questa strada dopo gli studi scolastici.
Spero di riuscire nel mio intento, altrimenti sarà comunque un bellissimo road trip!

Intervista a cura di Gabriele Magazzù

 

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